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ORCi World Championship, parlando dell’organizzazione teutonica ORCi World Championship, parlando dell’organizzazione teutonica
L'armatore entra al Race Office dell'ORCi World Championship organizzato dal Kieler Yacht Club, aperto con teutonica puntualità la mattina del primo agosto, e chiede... ORCi World Championship, parlando dell’organizzazione teutonica

ORCi World Championship 2014Kiel – L’armatore entra al Race Office dell’ORCi World Championship organizzato dal Kieler Yacht Club, aperto con teutonica puntualità la mattina del primo agosto, e chiede lumi circa l’iscrizione della sua barca. Sul web risulta che l’entry fee – 1.250 Euro, il doppio rispetto al Mondiale di Ancona 2013, dato che qui si pagano anche 50 Euro per ogni membro del team (Occupazione di suolo pubblico? Utilizzo dell’aria necessaria al proseguimento della vita? Anticipo sulle birre che berrà o sui würstel che ingurgiterà sotto il tendone ospitalità?) – è ancora da saldare, ma sa di averlo fatto già a gennaio. Otto mesi fa.

L’addetta verifica e non capisce. Gira il monitor verso l’armatore, che osserva e in meno di cinque secondi indica la spunta verde, accanto alla voce dell’avvenuto pagamento. L’addetta allora punta il dito su una seconda registrazione a nome della barca, che riporta una data di 7 minuti successiva alla prima, sulla quale il pagamento non risulta effettuato. Un evidente errore del sistema.

L’armatore sorride, indica nuovamente la voce dell’avvenuto pagamento e chiede se è possibile avere numero di mascone, adesivi, istruzioni di regata, gadget e quant’altro deve essergli consegnato.

L’addetta fa segno di no con la testa, e in un inglese a dir poco elementare, dietro suggerimento di una collega che pare saperla lunga, spiega che non è possibile, perché manca la crew list e l’esito dell’ispezione di stazza.

L’armatore spiega che proprio una mezz’ora prima, alcuni ragazzi dell’equipaggio hanno compilato la crew list seduti al tavolino di un bar (ndr, l’unico che, all’interno di questo marina invero ben attrezzato, offre uno straccio di connessione WiFi, peraltro instabile e quasi del tutto inutilizzabile).

L’addetta verifica e va nel panico: la crew list c’è, ma appare nella seconda registrazione, quella non in regola con il pagamento.

L’armatore propone di “fondere” le due registrazioni: in una risultano esserci i denari e nell’altra la crew list con tutte le altre informazioni debitamente compilate (ndr, comprese maiuscole e minuscole al posto giusto, che da queste parti non si sa mai, meglio essere precisi). Una soluzione ovvia, scontata, per noi italiani, abili nell’arte dell’arrangiarsi e del fare di necessità virtù.

Soluzione meno scontata per la solerte addetta, che chiama in soccorso una collega, più giovane ma all’apparenza ancora più esperta della prima interpellata. Lungo conciliabolo, passano i minuti: uno, due, tre.

Qualcuno dei tanti in fila, per dare una svolta alle operazioni, sostiene di non capire dov’è il problema: i denari sono stati versati, la crew list c’è. Avanti un altro e non se ne parli più.

L’addetta sorride e dice che farà il possibile per risolvere il problema, ma vede che nella crew list sono indicati quindici membri dell’equipaggio, mentre al momento del pagamento il saldo è stato fatto per tredici.

L’armatore allunga 100 Euro, l’addetta annota e mette mano ai braccialetti che apriranno le porte di cerimonia di apertura e party di gala. Ne conta quindici e li appoggia sul banco.

L’armatore ne chiede tre in più, perché il team conta anche su persone che resteranno a terra a svolgere altre mansioni.

Non c’è problema, l’addetta prende tre braccialetti in gomma, utili per accedere al party di gala. Fa per consegnarli all’armatore, ma prima gli dice che costano 15 Euro l’uno.

Scivolano fuori altri 45 Euro e l’armatore fa notare che mancano però tre braccialetti per la cerimonia di apertura.

Non c’è problema, l’addetta prende tre braccialetti, questa volta in carta, utili per accedere alla cerimonia di apertura. Fa per consegnarli all’armatore, ma prima gli dice che anche questi costano 15 Euro l’uno.

Scivolano fuori altri 45 Euro: all’armatore manca la voglia di replicare, ma la sua espressione vale più di tanti commenti. Paga e chiede la ricevuta dei 100 Euro corrisposti per i due membri dell’equipaggio non registrati al momento dell’iscrizione. A lui andrebbe bene una copia del foglio bianco sulla quale l’addetta si è appuntata di averli incassati.

E qui che la teutonica precisione finisce nel baratro: l’addetta risponde che non può e che ora produrrà la ricevuta richiesta.

Gira il foglio bianco, lo taglia a metà e sulla facciata vergine, senza apporre data, luogo, nome della manifestazione, timbri e null’altro, scrive “100 Euro” seguito da una firma.

L’armatore guarda con un sorriso a metà strada tra lo stupito e il perplesso chi da dietro gli chiede in modo ironico “Sarà fiscale?“.

Decide di non proseguire oltre, intasca il mezzo A4 da 80 grammi, e torna a chiedere la consegna di quanto gli spetta.

L’addetta, evidentemente in crisi, dimentica quanto affermato in precedenza, ovvero che serve l’esito del controllo di stazza. Dà quindi una nuova spallata alla teutonica precisione, e mette mano ad adesivi vari, numeri di masconi, istruzioni, gadget degli sponsor e prova a liquidare l’armatore con un “Bye bye“.

L’armatore, che nei quasi venti minuti di attesa ha osservato “colleghi” uscire dal Race Office orgogliosi della giacca Helly Hansen omaggiata loro dall’organizzazione, chiede la consegna dello stesso capo.

Per lei non è prevista, non l’ha ordinata al momento dell’iscrizione” – “Ah, ok, quindi va pagata?” – “No, no, è gratis, ma lei non l’ha richiesta” – “Guardi che quando mi sono iscritto, OTTO mesi fa, sul sito non era specificato che andava ordinata la giacca” – “Non so cosa dirle, se vuole però possiamo ordinarla ora, e se ne avanza una della sua taglia, domenica gliela diamo“.

L’armatore sottolinea nuovamente che essendo la sua iscrizione vecchia di otto mesi, e non essendo possibile allora prenotare la giacca in questione, si aspetta un occhio di riguardo da parte dell’organizzazione. Del resto, dietro al banco della reception, sono ammucchiati decine e decine di capi.

Moto d’orgoglio dell’addetta, che rispolvera la teutonica precisione e osserva come, per accontentare lui che non ha la prenotazione, potrebbe restare senza uno che invece l’ha fatta: “Se vuole gliela prenoto, sperando che resti“.

L’armatore, osserva che, con ogni probabilità, domenica, visto l’elevato numero di iscritti, non essendo lui titolare di una taglia fuori dal comune, gli verrà risposto picche.

L’addetta non ha altri argomenti: non chiede consigli a nessuno, non chiama il responsabile della Helly Hansen presente in loco per verificare se la consegna di un capo in più potrebbe determinare il fallimento dell’azienda norvegese. Sa di dover proseguire sulla linea della fermezza, perché così vuole la teutonica precisione.

Allarga le braccia e torna a ripetere: “Se vuole la posso ordinare e poi aspettiamo di vedere che succede“.

L’armatore si arrende, ringrazia, si volta e si allontana, confidando a chi l’ha accompagnato: “Tanto l’avrei regalata al primo che incontravo qui fuori: la questione non era la giacca, ma il principio e la voglia di rompere gli schemi“.

Certo è che l’ultimo proposito è stato pienamente centrato.

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