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Visto l'interesse suscitato dalle news riguardanti Venezia Challenge, Zerogradinord.it ha intervistato l'imprenditore Carlo Magna, deus ex machina del team coordinato dal team manager Cesare...

Milano – Visto l’interesse suscitato dalle news riguardanti Venezia Challenge, Zerogradinord.it, che per primo ha lanciato la notizia relativa alla presentazione della sfida da parte del team portacolori del Club Canottieri Roggero di Lauria, ha intervistato l’imprenditore Carlo Magna che, assieme all’avvocato Emanuela Pulcino, è il deus ex machina del team coordinato dal team manager Cesare Pasotti.

ZGN: Permettimi innanzi tutto di darti il benvenuto su Zerogradinord.it. Prima di parlare dei più recenti “fatti di cronaca” ti chiedo di raccontare ai nostri lettori la genesi del progetto Venezia Challenge.
CM: L’idea di utilizzare una piattaforma di comunicazione universale come la Coppa America per promuovere il Made in Italy e le eccellenze italiane è nata nel 2009, da me e dalla mia socia, Emanuela Pulcino. In sostanza, il main concept è quello di mettere in piedi un progetto che, sfruttando un evento mediatico come l’America’s Cup, fosse in grado di creare un valore per le imprese italiane e per il sistema Paese in generale. Per farlo, e per riuscire a mettere in piedi un team che per noi è sempre stato inteso come trasversale, senza colore e senza un radicamento in una regione o in un’altra, abbiamo deciso di scegliere il nome Venezia, importante realtà del nord conosciuta in tutto il mondo, e di scegliere come base la Sicilia, dove ha sede il Club Canottieri Roggero Lauria, perchè da un punto di vista tecnico e operativo è davvero ben organizzata. A Trapani, dove sappiamo che la Coppa America è già arrivata, e Marsala le condizioni meteo sono quasi sempre ideali. Proprio a Trapani, poi, abita il nostro team manager, Cesare Pasotti, che potrà così coordinare al meglio il lavoro del team.

ZGN: Avete incontrato difficoltà nelle fasi di start up o il percorso è stato fluido?
CM: Inizialmente ci siamo dedicati allo sviluppo del main concept, aggregando collaboratori e stackholders. Poi anche il mondo politico, tramite qualche rappresentante importante, ha capito la portata dell’idea e il valore aggiunto che una cosa del genere può creare. In pratica Venezia Challenge si prepara a vivere due campagne di Coppa America ben distinte: quella sull’acqua, che sarà analoga a quella degli altri, e quella a terra, che sarà ben diversa da quella degli altri.

ZGN: Puoi spiegarci meglio l’ultimo concetto?
CM: E’ nostra intenzione mettere in moto una serie di attività e di strategie che gli altri team non credo svilupperanno. Per noi il classico fund raising basato sulle imprese serve a colmare circa il cinquanta per cento delle nostre revenues. L’altro cinquanta per cento deriverà da attività come l’organizzazione di eventi, l’e-commerce, l’impiego della rete, il mobile marketing e l’uncoventional marketing. Chi ha esperienza di Coppa mi ha raccontato che i team si sono limitati ad organizzare qualche evento collaterale quando si sono ricordati di farlo. Per noi, e per i nostri sponsor, sarà diverso. Certo, oggi è più facile farlo rispetto al 2004. Allora, tanto per capirci, non esistevano Twitter e Facebook e non esistevano periferiche, come iPhone e smartphone, che ti permettono di interagire con gli utenti in un certo modo. Oggi puoi fare il fund raising in modo alternativo, tanto per dire tramite sms, oppure garantendo, a fronte di un’iscrizione al “club”, che all’utente costa pochi Euro, alcuni vantaggi. Seguendo logiche del genere può anche essere che arrivi a raccogliere più di quanto ti serve perchè hai messo in moto un meccanismo virale che non sei più in grado di controllare: l’ingresso in un “club” a pagamento fa scatenare l’e-commerce che, a sua volta, scatena altro. Ci riteniamo più tranquilli rispetto ad altri team perchè, in tempi come quelli attuali, nei quali i contratti di sponsorizzazione da decine di milioni di Euro non ci sono più, essere meno dipendenti dal rapporto diretto con le imprese rende le nostre spalle più solide. L’apporto delle aziende ci serve sostanzialmente per finanziare lo start up del progetto, e ora che la S.r.l. e il team sono diventati sfidanti ufficiali, possiamo azionare delle leve di marketing che ci consentono di aumentare le revenues. In pratica possiamo considerare Venezia Challenge come un’agenzia di comunicazione: tra poco lanceremo iniziative importanti, come il progetto della nostra mascotte, e altre iniziative collaterali.

ZGN: Parlando di budget, qual’è l’obiettivo che vi siete posti e a che punto siete con il fund rising?
CM: Fin dall’inizio abbiamo dichiarato alla stampa che il nostro target era attorno ai 70 milioni di Euro, una cifra che ci avrebbe permesso di coprire in maniera adeguata l’intera campagna di Coppa. Poi, grazie ad accordi di partnership tecnica e alla raccolta di informazioni, allo studio delle regole e alla negoziazione con velisti, consulenti e progettisti, ci siamo resi conto di poter esercitare una certa pressione: se qualcuno vuol venire a lavorare con noi, piuttosto che in un altro team perchè ha un gran ritorno in termine di immagine, lo fa alle nostre condizioni. A quel punto abbiamo capito che già con 50 milioni puoi essere competitivo. E’ più o meno il budget di cui parlano Team Aleph e gli altri team. Si tratta di importi in linea con la storia recente dell’America’s Cup: cifre superiori, in passato, sono state investite da un limitato numero di team, guidati molto spesso da un magnate che ha deciso di investire, buttando via molto spesso il denaro.

ZGN: Il nuovo formato voluto da Oracle Racing, considerato innovativo, pensi possa facilitare il vostro cammino o sarebbe stato lo stesso in caso di una Coppa sui monoscafi?
CM: Penso che il nuovo formato ci aiuti, tant’è che abbiamo già palesato a Richard Worth (ndr, presidente dell’America’s Cup Event Authority) le nostre impressioni favorevoli in merito. So che c’è parte della comunità velica non condivide la visione di Oracle Racing, ma per esperienza personale posso dire che, fino a oggi, ho incontrato tante volpi che non arrivano all’uva. E’ chiaro che con questo format ti devi rivolgere a velisti nuovi, giovani, che costano meno di quelli specializzati sui monoscafi. Ti devi rivolgere a dei consulenti e ai dei progettisti che vogliono farsi avanti e lavorare a condizioni diverse. Per tutta questa serie di ragioni, quindi, questo passaggio ci ha favorito. Il cambio di barche, il puntare sulla spettacolarità, lo strizzare l’occhio a un formato tipo Formula Uno, l’impiego del marketing on-line e il concetto di carpire l’audience e conservarla sino a San Francisco, sono idee vincenti. Siamo davanti a un nuovo mondo, ben diverso da quello passato, quando a reggere i team era un armatore padre-padrone che investiva e copriva con due o tre sponsor parte del budget e non aveva alcun interesse e alcun know-how per sviluppare tutta una serie di attività. Noi siamo decisamente diversi: quella di fare cassa è un’esigenza, ma noi sappiamo farlo.

ZGN: Se non sbaglio, a parte il team manager, Cesare Pasotti nessun componente del management ha esperienza in fatto di vela?
CM: Io non sono velista, la mia socia non è velista, ma è un legale, il nostro CEO, il dottor Faravelli, ha lavorato a livello di auditing, quindi sa cos’è e come si gestisce un’azienda. Abbiamo voluto dare alla nostra società tre gambe – legal, marketing-communication e finance – che siano in grado di resistere all’onda d’urto di un impegno così gravoso. La quarta gamba, non meno importante, è Cesare Pasotti, l’uomo della Coppa, addetto ai lavori e per questo team manager. Poi, permettimi una precisazione, non c’è scritto da nessuna parte che si debba avere esperienza in campo velico per mettere insieme un team di Coppa America. In diversi ci hanno attaccato perchè il managemet di Venezia Challenge non ha un background velico, ma mi sembra l’atteggiamento di chi vede il bicchiere mezzo vuoto. Ben diverso sarebbe cercare di vedere cosa un avvocato, un uomo di marketing, uno di finanza e un esperto di grafica possono aggiungere alle competenze di Pasotti che, lasciato da solo in +39 Challenge, ha comunque portato avanti la sua Coppa tra mille difficoltà. Con noi sarà messo nelle condizioni di fare una campagna diversa. Potrà dedicarsi solo sulle sue mansioni, perchè affiancato da esperti qualificati.

ZGN: Nel comunicato stampa che ha accompagnato la presentazione della vostra sfida, era indicata la figura dell’art director, Alfonso Grenieri. Una particolarità che credo non sia passata inosservata.
CM: Alfonso Grenieri è un amico che abbiamo coinvolto già nel 2009, affidandogli l’incarico di sviluppare il nostro brand. Ha fatto davvero un lavoro encomiabile: è un grande professionista del mondo della moda e dell’automotive, abituato a lavorare ad altissimi livelli. Abbiamo voluto lui perchè puntavamo a qualcosa di innovativo in fatto di immagine e perchè avevamo bisogno di un brand che potesse essere declinato facilmente su più classi merceologiche. E’ nato un logo che può essere frazionato tra un ideogramma, il graffio tricolore stilizzato del leone di Venezia, e la scritta, contraddistinta da un font creato apposta per Venezia Challenge. Utilizzando solo l’ideogramma potremmo spaziare nell’ambito fashion in svariati modi.

ZGN: Parlavi prima di velisti giovani. Ne avete già individuato qualcuno? E’ possibile fare qualche nome?
CM: Abbiamo iniziato a dialogare con i potenziali componenti del team circa due o tre mesi fa. Cesare Pasotti, che sta continuando la selezione, ha preso i primi contatti e alcuni li abbiamo incontrati. Con qualche velista straniero abbiamo sottoscritto un pre-accordo. L’idea iniziale era quella di mettere insieme un team italiano, con nome italiano, progettista italiano ed equipaggio italiano. Poi, a metà settembre, con la pubblicazione delle regole, abbiamo scoperto che avremmo dovuto lavorare a un catamarano e ci siamo resi conti che in Italia non ci sono abbastanza velisti in grado di esprimersi sui multiscafi ai livelli necessari per una competizione come la Coppa America. A quel punto, mentre ci trovavamo a Trapani per la tappa degli Extreme 40 dello scorso settembre, abbiamo deciso di aprire le porte anche a stranieri come canadesi, francesi, australiani, spagnoli e austriaci. Stiamo valutando di organizzare dei trials per poi scegliere i migliori. Inizialmente saranno cinque più uno per l’AC45 cui, in seguito, aggiungeremo quelli necessari a completare l’equipaggio dell’AC72. Non è possibile fare nomi perchè abbiamo siglato accordi di riservatezza. Posso solo dirti che le idee sono molto chiare e che negli ultimi tre giorni abbiamo ricevuto un grande numero di candidature, specie da parte di velisti impegnati nell’Extreme Sailing Series. E’ Cesare che, in quanto team manager, ha il compito di scegliere in base alle nostre indicazioni. Siamo infatti convinti che si possa strutturare un equipaggio di livello salvaguardando le voci di bilancio. Parliamo di ragazzi giovani, che costano meno dei velisti che tutti conosciamo e che abbiamo visto sui vari Azzurra, Mascalzone Latino e Luna Rossa. Del resto si è chiusa un’epoca e se ne è aperta una nuova fatta di facce nuove che, inevitabilmente, costano meno delle precedenti.

ZGN: In un recente articolo apparso sul Corriere della Sera avete indicato le Università di Napoli e di Firenze come consulenti per lo sviluppo e la ricerca relativa a scafi e ala rigida dell’AC72. Coinvolgerete anche uno studio di progettazione? Avete già preso contatti in tal senso?
CM: Per quanto riguarda la composizione del design team siamo in una fase di work in progress, ma abbiamo già iniziato lo studio dei regolamenti e della box rules.

ZGN: Il fatto che ci sia un po’ di tensione tra voi e il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, non è certo un mistero. La querelle si è ricomposta o siete ancora ai ferri corti?
CM: Onestamente mi dispiace che si sia venuta a creare questa situazione. Noi non abbiamo problemi con nessuno e, purtroppo, quella che non si sta raccontando è la verità. Del resto lui è un politico. Io non lo sono e non ho bisogno di conquistarmi nessuna platea. Sono un imprenditore: piaccio a qualcuno, non piaccio a qualcun altro. Questo fa parte del gioco. Nel corso degli ultimi mesi avevamo portato avanti un discorso con Orsoni. Ci siamo incontrati e avevamo raggiunto un accordo verbale. Poi, nel momento in cui abbiamo sposato uno yacht club siciliano per dare seguito alla nostra idea di creare un progetto trasversale, è evidentemente prevalso il velista, il presidente della Compagnia della Vela (ndr, Giorgio Orsoni è sindaco di Venezia e presidente della Compagnia della Vela) che se l’è legata al dito. Anche perchè, ripeto, ci siamo incontrati, abbiamo promesso 5 milioni alla città di Venezia sotto forma di cash, restauro del Ponte di Rialto, merchandising e royalties. Lui era d’accordo, poi scopre che lo yacht club era siciliano e da lì ha cambiato rotta. Ma in fin dei conti è un problema suo, noi non ne parlermo più.

ZGN: Di ieri è la pubblicazione del calendario della prima parte dell’America’s Cup World Series. Il fatto che non ci sia una tappa italiana può ledere al vostro progetto o è indifferente?
CM: Mah, è indifferente. Come ti dicevo, il concetto di fondo è quello di esportare il Made in Italy, le aziende e i loro prodotti, promuovere il turismo e la gastronomia. A noi, quindi, interessa andare in giro per il mondo ad esportare l’eccellenza italiana, in pratica uso la barca per promuovere l’Italia e faccio in modo che gli altri vengano da noi in vacanza. Tutte quelle aziende, invece, che hanno deciso di non investire sulla wing sail, ma sull’attività che svolgeremo a livello nazionale verranno ripagate con l’organizzazione di eventi dedicati e operazioni di marketing mirate. Posso comunque dirti fin d’ora che ci impegneremo per fare in modo che un evento possa disputarsi in Italia, perchè è nel nostro interesse che ciò avvenga. Intavoleremo un discorso in tal senso con l’America’s Cup Race Management e con le giuste alleanze politiche cercheremo di fare in modo che qualche location italiana si rende disponibile ad ospitare una tappa dell’America’s Cup World Series. Questo ovviamente non per il 2011, ma nel 2012.

ZGN: Un AC45 griffato Venezia Challenge è già in fase di costruzione?
CM: Non ancora, lo faremo nei prossimi giorni.

ZGN: Sarete quindi sulla linea di partenza dell’evento di Cascais?
CM: Certo, assolutamente si. Non mancheremo.

Per visitare il sito di Venezia Challenge clicca qui.


AMERICA’S CUP, CARLO MAGNA TALKS TO ZEROGRADINORD.IT
[Source Vsail.info] Carlo Magna, CEO of Venezia Challenge, the second America’s Cup challenger from Italy, talked to our colleagues at Zerogradinord.it about his team and the 34th edition of the world’s oldest sports trophy. As he confesses, Magna is absolute newcomer in the sport of sailing. However he feels confident his team will succeed and indeed sees himself in a better position than the rest of teams in terms of funding. [Note: It was scheduled to be a joint interview, but other absolutely urgent sailing obligations prevented us from talking to Magna. Nevertheless, with very few exceptions, the questions would have been the same. As always, the translation is ours.]

To read the english version click here.

  • Mimmo Boffi

    3 aprile 2011 #1 Author

    Speriamo bene …

  • Mimmo Boffi

    3 aprile 2011 #2 Author

    Io sta roba di insitere (in quest’intervista lo dice tre volte) che i velisti giovani “costano meno” la trovo agghiacciante.

  • True Lies

    3 aprile 2011 #3 Author

    …sono daccordo con te Mimmo… poi… non so perchè ma in sto mare di parole, non ho percepito quel senso di competizione per la vittoria… per la gloria di partecipare a un evento eccezionale e pieno di storia come la Coppa America… ma questo pensa di partecipare alla Coppa esportando “il mangiar bene” e di convincere la gente che incontra “a venire in vacanza in italia”? Tante idee fumose di marketing che, onestamente, dovrebbero essere il contorno di un’attività che ha come obbiettivo vincere… mah… dalle mie parti si dice che è solo “fuffa”… spero tanto di no… ma ho come sto presentimento… buona fortuna Carletto, ihihihi!

  • Sporthink

    11 aprile 2011 #4 Author

    E adesso ci si mettono anche quelli di Fuxia Challenge a fare le prime donne? E’ già abbastanza complesso così…

  • Ita

    8 maggio 2011 #5 Author

    Come se i non giovani lavorassimo di meno!

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