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Torna a parlare di Coppa America Grant Dalton. Intervistato dalla giornalista del Marine Independent Journal, Michelle Slade, il CEO di Emirates Team New Zealand...

[singlepic id=2461 w=320 h=213 float=left]America’s Cup – Auckland – Torna a parlare di Coppa America Grant Dalton. Intervistato dalla giornalista del Marine Independent Journal, Michelle Slade, il CEO di Emirates Team New Zealand fa il punto della situazione e muove pungenti critiche a BMW Oracle Racing.

Quella che segue è una traduzione dell’intervista curata dalla nostra redazione. Ci scusiamo sin d’ora per eventuali errori ed omissioni.

D: Ci sono novità nel rapporto tra Emirates Team New Zealand e la 34ma America’s Cup?
GD: Finchè non verrà comunicata la località non riusciremo a tirar su nemmeno un cent perchè molto dipende dagli sponsor e dalle loro intenzioni di investire o meno in Europa e/o negli Stati Uniti. Per farti un esempio: nel corso dell’ultima campagna uno dei nostri sponsor era la Estrella Damm, una birra spagnola. Se si va a San Francisco a loro non interessa e per noi sono tanti soldi che se ne vanno. E’ davvero difficile muoversi finchè non si sa la località.

D: Quale sarebbe la sede migliore per voi?
GD: La migliore, e la preferita, è San Francisco ed è da tempo che lo sosteniamo. Non ha senso secondo me che un defender statunitense decida di portare la Coppa in Europa. Non ha davvero senso.

D: Siete stati interessati al meeting di Parigi?
GD: No. Le regole sono regole e se non hai la Coppa non puoi scriverle. Puoi pensare di poter fare la differenza ma, in realtà, ogni sforzo ti da la sensazione di sentirti meglio. In realtà non fai alcuna differenza. Per noi è molto più utile spendere tempo e risorse nella ricerca di soldi. L’elefante lo puoi mangiare solo un morso alla volta e sappiamo che in un giorno si possono fare un sacco di cose. Ci stiamo dedicando a mettere insieme gli strumenti che ci permetteranno di essere al via se la Coppa si svolgerà a San Francisco. Inoltre abbiamo anche l’impegno con la Volvo Ocean Race che già da solo è un bel programma da portare avanti per una nazione piccola come la nostra.

D: Cosa pensi della nuova classe AC72?
GD: Se fosse dipeso da noi avremmo optato per i monoscafi ma possiamo comunque concentrarci sui multiscafi. Credo si tratti più di tradizione e di altri dettagli che di barche. E’ tutto visibile: non ci sono elementi che restano nascosti. Si tratta di salire a bordo, come si fa con i siti web più “cool”, senza avere una visione a lungo termine di questo sport. Ho sentito parlare di rivoluzione, ma il problema, quando fai una rivoluzione, è che si corre sempre il rischio di danneggiare un certo settore di persone: non puoi fare una rivoluzione che vada bene a tutti. E’ molto facile gettare al vento i valori della Coppa come se fossero roba vecchia: è un modo semplice di chiamare tutti a raccolta. L’esempio viene dalla Formula 1. Si sono spinti sino in Corea e in Dubai ma non hanno rinunciato a elementi classici come Monza e Silverstone. Se avessero puntato solo sulla Corea e sul Dubai e su altri posti del genere avrebbero perso i loro punti di riferimento, i loro valori che sono gli stessi sin dai tempi di Jean Manuel Fangio: ancora oggi abbiamo ben presente la foto di Fangio a Monza. Facendo quello che ha fatto, il defender ha perso tutti i punti di riferimento che noi e la nostra Nazione associano alla Coppa. Quindi non sono convinto che sia giusto perdere ogni riferimento com’è stato fatto, perchè comunque si finisce per danneggiare un determinato settore. Ma dato che a fare le regole è il defender… vedremo, ma non penso sia la mossa giusta”.

D: Pensi che Larry Ellison e Russell Coutts abbiano creato un evento competitivo ed equo?
GD: Lo giudicherà la storia. E’ la Coppa America, niente è mai tranquillo come sembra. Il diavolo è nei dettagli e nessuno dice mai completamente la verità. Ancora non esiste un test per capire se la sfida è equa o meno. Sarebbe sbagliato dire che non lo sia, dato che non c’è modo di dimostrarlo.

D: Pensi che la prossima Coppa sarà meno costosa per gli sfidanti?
Assolutamente no. Sir Keith Mills è stato l’unico ad alzare le mani e a die la verità. Non è nemmeno vicina ad essere economica. E’ solo una strategia di comunicazione. Se BMW Oracle Racing decide di vendere i disegni perchè è nelle regole, può venderli ai team in modo che questi abbiano un progetto identico. Questi non potranno mai vincere, ma ingrossano il numero dei protagonisti. Emirates Team New Zealand non è interessata a una partecipazione del genere. Come nel caso di Sir Keith Mills, io faccio questo gioco per vincere, non per competere. Farlo a queste condizioni non è economico, affatto.

[singlepic id=4764 w=320 h=213 float=left]D: Cosa ne pensi di una regola futura riguardante la nazionalità?
GD: Siamo assolutamente favorevoli. Crediamo debba essere un evento nazione contro nazione. Ha più senso e la gente si appasionerebbe di più. Ora il pubblico neozelandese fa fatica a supportare i ragazzi del nostro team che sono kiwi. Il fatto è che si è buttata via l’idea della nazionalità perchè questa non soddisfava Ernesto Bertarelli: la Svizzera non ha così tanti velisti di livello internazionale. Non ha funzionato, ma era conveniente per lui. Ora BMW Oracle Racing avrebbe la possibilità di fare un team fortissimo – Stars&Stripes ha rappresentato un grandissimo esempio – ma non ha più importanza perchè il Protocollo è ormai pubblico. Certo, in caso di nostra vittoria rimetteremmo subito la regola sulla nazionalità e questo servirebbe a contenere i costi.

D: Pensi che BMW Oracle Racing abbia un vantaggio significativo rispetto agli avvesari?
GD: Certo, perchè non dovrebbe? Noi ancora non sappiamo come saranno le barche. A parte regatare a bordo di un Extreme 40 e finire ultimi, non abbiamo navigato su un multiscafo. Loro hanno un grande vantaggio ma è una prerogativa e non abbiamo problemi di alcun tipo in merito. Anche con regole eque sarebbero sempre in una posizione di vantaggio.

D: Pensi che il 2013 sia troppo vicino?
GD: No, un team disorganizzato la può vedere troppo vicina come data e può dire che è impossibile e che bisognerebbe cambiarla. Il mondo ne ha abbastanza dei casini nati attorno alla Coppa America e penso che la scelta del defender di puntare sul 2013 sia stata oculata. Ma molti team piangeranno dicendo che essere pronti per il 2013 è impossibile. Sono certo che lo faranno. Il fatto è che non potranno essere pronti nemmeno per il 2020 perchè fanno fatica a trovare i soldi. Richieste di rinvio arriveranno quanto prima, ammesso che già non stiano arrivando sulle e-mail di BMW Oracle Racing. Nel 2014 c’è la Coppa del Mondo di calcio e non si può investire su troppe cose in un anno. Nel 2013 saranno passati sei anni da quando abbiamo partecipato all’ultima Coppa: si tratta di un lungo lasso di tempo. Un anno in pi non cambierebbe assolutamente niente e non darebbe possibilità in più a chi spera di esserci. Le regole danno loro la possibilità di condividere lo stesso progetto e se saranno molto fortunati potranno esserci.

Q: Cosa ne pensi delle World Cup Series con gli AC45?
GD: A lanciare l’idea delle pre-regate è stato Alinghi e penso sia stata davvero una gran cosa. Ai team è concessa la possibilità di allenarsi e di portare i marchi degli sponsor in giro per il mondo nel corso dei quattro anni che anticipano l’evento. Devi dare qualcosa se vuoi avere. E’ un meccanismo che permette di ripagare i propri investitori e non c’è dubbio che San Francisco sia una grande località per gli sponsor.


AMERICA’S CUP, TALKING WITH GRANT DALTON
[Source Marine Independent Journal] Thanks to Michelle Slade, columnist of the Marine Independent Journal, we can propose to you the following Grant Dalton’s interview:

“I met with Grant Dalton, CEO of Emirates Team New Zealand in Auckland a few days ago in his office which ironically was formerly that of Alinghi owner Ernesto Bertarelli during the 2002-3 America’s Cup and with a birds eye view down onto the old Team New Zealand base a few doors down. Physically, there’s been lots of changes to the scene that was the America’s Cup village back then but one thing that hasn’t changed is Dalton’s firm grip on the realities for his team as it participates in international sailing events and in particular, the 34th America’s Cup. Dalton is clear that there’s only one reason to play and that’s to win.

Q: Update me on Emirate Team New Zealand’s position re AC34…
GD: Without any venue named we can’t raise a cent because it doesn’t necessarily change all your sponsors – some can run across the States and/or Europe. An easy example – one of our major sponsors last time was Estrella Damm – a Spanish beer company. If it’s in San Francisco, Estrella aren’t on that side and for us that was a lot of money. So, I can’t really move or make a decision until I have a venue.

Q: Is there one venue over another that is easier for you?
GD: Better, easier, nicer, more preferred in every other way is San Francisco – we’d far prefer San Francisco. It makes no sense to me that an American defender would even contemplate taking the Cup to Europe. It doesn’t make any sense.

Q: The recent Paris meeting – was that of any interest to you?
GD: No, the rules are the rules and if you don’t have the Cup, you can’t make the rules. You can spend a lot of time thinking you’re making a difference and all you’re doing is making yourself feel better than you are making a difference! Emirates Team NZ is better off spending the time working on sponsorship – you can only eat an elephant one bite at a time, there’s only so much you can do in a day and from my side, we’re concentrating on things that would allow us to be in the America’s Cup if it was in San Francisco. We also have a Volvo Ocean Race program ongoing which all by itself is a really big program for a little place like this.

Q: What do you think about the AC72?
GD: If we had our choice today we’d go to a mono hull but we can get our head around multi hulls as well. It’s maybe less about the boats but tradition around courses and things like that. It’s all out – there’s no element that remains and its just to easy to get on board like some of the ‘cool’ websites do without taking a more long term view of the sport. I hear the calls for revolution but the trouble with revolution is you’re always going to alienate a cross section of people – you can’t have a revolution that gets everybody on its side. It’s very easy to dismiss the historical values of the Cup as old fuddy duddy stuff – that’s a pretty easy get-on-board statement. If you look at Formula 1, it’s been quite careful even though its moved into Korea and Abu Dabai to maintain a lot of its classic elements like Silverstein, Monza – if it was just about Korea and Abu Dabai and other places it could lose itself but I think it anchors itself down on its core values such as core circuits that have been there since (Juan Manuel) Fangio – you still see pictures of Fangio at Monza. In doing what they’re (the defender) proposing, they’ve lost all those core anchor points that we/this country associates with the Cup.

So, I’m not convinced that letting them all go – and they’re all gone – is right because you do alienate a generation or some of that generation. But the defender makes the rules basically so they can do what they want. I don’t think it’s the right move but we’ll see.

Q: Do you think Larry & Russell have really created a ‘level’ playing field?
GD: History will be that judge. It’s the America’s Cup so it’s never quite as it seems and the devil is in the details and no one ever completely tells the truth. There hasn’t been a test yet to really know whether or not it is level. It would be sarcastic to say that they haven’t because there’s no test to prove that either way at this point.

Q: It looks like Dean Barker & crew had some fun on the Extreme 40 series?
GD: He didn’t do so well in that series but if we can get into a position where we can enter we don’t have very long. The entry date is almost irrelevant because if you haven’t started your design soon you may as well forget it – this isn’t some fly by night team who has just turned up. This is a team who actually wants to do it to win. Dean has started to do that (race multi hulls) because it is very low cost for us. He’s outside right now (Dalton points to the Auckland harbor behind him) sailing an A-class cat. People are reading that Emirates Team NZ is in the next America’s Cup and sailing a catamaran. Well, the difference between x-million and ten grand for Dean to go sailing in a catamaran is an ocean.

Q: Do you think the next event will be less costly to competitors?
GD: Absolutely not. Sir Keith Mills (GBR) is the only guy who has put his hand up and said what’s real. It’s not even close to cheap. It’s just a PR line. Of course you can make it cheap. If BOR decide to sell designs because it is in the Rule, they could start basically giving them away to teams so they had literally a stock design. They wont win but the event numbers will be bolstered but that is not why Emirates Team NZ would ever play the game. Like Mills decided, I’m going to play this game to win, not to compete. To be in it to win is not cheap, it is not even close to cheap.

Q: Your thoughts on a nationality rule for the future?
GD: We are absolutely for it – and you can argue for simple gain of our own – but we believe it should be a nation against nation event. It makes more sense, people can relate. They cannot relate to – in this country – guys on the team who are not kiwis. Why can’t they be kiwis? They could be Americans and I think Americans would relate. The reason that it went away from any nationality is because it didn’t suit (Ernesto) Bertarelli – there aren’t a lot of Swiss yachties. It didn’t work – it was convenient for him. In Oracle you have – but it doesn’t matter because the protocol is done – absolutely the ability to be as good as any nation in sailing – they already are. Stars and Stripes was a great example. Certainly it would be a cornerstone if it we were to win it that we would put in place. We would absolutely put a nationality rule in. It would drop the cost too.

Q: Do you think BMW Oracle Racing has a significant advantage at this point?
GD: Yep, why wouldn’t they? We don’t even know what the boats look like. Other than being in an Extreme-40 regatta in Europe and coming last, we have actually never sailed one – absolutely they have an advantage but that’s their prerogative and I don’t have a problem with that. Even a level playing field on rules will leave them that advantage.

Q: Is 2013 an aggressive date for AC34?
GD: No, a team that can’t get itself together will say it’s aggressive, not possible and it should change. The world has had enough of the mess of the America’s Cup and I think correctly BMW Oracle Racing has identified an aggressive date – a lot of teams will cry that they can’t be ready for 2013 – for sure they will. But the fact is that they couldn’t be ready in 2020 because they could never raise the money. Those calls will come – probably coming by email to BMW Oracle Racing every day now. 2014 you run into World Cup Soccer and you don’t want to run into too many things in one year – San Francisco needs to make this it’s own. By 2013, it’ll be six years since an America’s Cup was sailed that anyone actually gives a damn about, that’s way long enough. Seven years will not change the dynamics of the number of teams that will be in it because those teams can’t be in it anyway. The Rule, the way it is worded to share design allows those teams to buy a stock design from somebody and if they’re real lucky they’ll be there.

Q: Your thoughts on the world cup (AC45) series?
GD: Alinghi pioneered the idea of the pre-regatta series and I thought it worked really well, absolutely. At least teams were able to show sponsors that there was something else going on before the next event started in the 4 years in between. You have to have something. It’s a mechanism for a commercial team to pay back to its sponsor(s) and ultimately the prize is the America’s Cup. It doesn’t change that. And it’s absolutely no doubt that SF is great for sponsors. No-one can give me a reason other than Emirates doesn’t fly directly to SF from NZ and it’s a bloody long way through Dubai, – it’s like if Emirates Team NZ won it, why would they take it to … Korea? It just doesn’t make any sense!

Q: What does your team look like at the moment?
GD: We’ve shed our sailing team – financially we can’t survive and progressively over the years of survival we’ve had to make people redundant. Now we know its not a mono hull we’ve had to do another round. It’ll be revamped but there’ll be some guys who will be common because our culture needs to be retained as we move through – Dean’s a constant for example. But it’s definitely going to be different.

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