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L'attuale situazione legata alla America's Cup ha spinto Francesco De Leo, Ceo del consorzio Green Comm Challenge, che alcuni mese fa tramite il Circolo...

[singlepic id=2458 w=300 h=204 float=left]America’s Cup – Gargnano – L’attuale situazione legata alla America’s Cup ha spinto Francesco De Leo, Ceo del consorzio Green Comm Challenge, che alcuni mese fa tramite il Circolo Vela Gargnano ha lanciato la sua sfida alla Société Nautique de Genève, a questa serie di analisi e considerazioni:

“In molti si domandano quale sarà il futuro della Coppa America, in particolare dopo due anni trascorsi nelle aule dei tribunali nello Stato di New York, in una contesa che sembra riservare ogni giorno nuove sorprese fra Alinghi (il defender) e BMW Oracle Racing (il Challenger of Record). A mio avviso è opportuno mantenere le questioni che riguardano l’evoluzione di quella che è la più antica e forse più prestigiosa competizione al mondo in prospettiva, senza lasciarsi trascinare nella querelle che ha finito per dividere il campo dei protagonisti fra quelli a favore dell’uno o dell’altro contendente.

Un primo dato certo, è che anche questa volta la Coppa America sopravviverà agli eventi che ne segnano la storia. Fra 10 anni, volgeremo indietro lo sguardo alle schermaglie legali che segnano questa fase, ancora interlocutoria, e se ne perderanno le tracce, di quella che ormai è una sfida che vede a più riprese il team americano di BMW Oracle Racing trascinare la Coppa America nelle aule dei tribunali. In una prospettiva di medio termine, Alinghi ed Ernesto Bertarelli possiamo dire che sono entrati di diritto nella Hall of Fame della Coppa America: nessuno prima del team svizzero è stato in grado di vincere la Coppa America al primo tentativo, e quindi di difenderla nell’edizione immediatamente successiva. Non credo vedremo qualcuno ottenere risultati così significativi, in così poco tempo, almeno per i prossimi 10 anni.

Credo che, se anche Ernesto Bertarelli dovesse perdere la Coppa America nelle aule della Corte Suprema dello Stato di New York, e non nelle acque di Ras al Khaimah, dove dovrebbe svolgersi la sfida a due con BMW Oracle Racing nel Febbraio 2010, ne uscirà a testa alta, e potrà riconquistare la Coppa in un’edizione successiva, consapevole del fatto non banale, di non avere mai perso la Coppa in una vera sfida in mare.

E’ chiaro che gli Americani cercheranno di fare quanto nelle loro possibilità per tenerci il più a lungo possibile avvinghiati agli sviluppi legali di questa competizione, che meriterebbe ben altri percorsi, più vicini ai valori globali dello sport, che non a quelli di una querelle fra due tycoon miliardari, che sono ai primi posti della classifica annuale di Forbes degli Uomini più ricchi del mondo.

D’altra parte, dopo avere perso la Coppa a San Diego contro i neozelandesi di Black Magic, nel 1995, non sono stati più in grado di rivincerla, negli ultimi 15 anni. Anche questo vorrà pur dire qualcosa, ed è chiaro che se non si è sicuri dei propri mezzi si cerchino delle scorciatoie di ordine legale per ritornare in possesso di un trofeo che peraltro riporta il nome: Coppa America.

Detto questo, una volta superata la fase attuale, la Coppa America, tornerà ad essere uno degli eventi più seguiti al mondo, a livello dei Campionati Mondiali di Calcio, e della Formula 1, che usando il potere dei mezzi di comunicazione di massa, principalmente la televisione, hanno avuto a disposizione molti anni in più, se non alcune decadi, per diventare quello che sono diventati oggi. In altre parole, c’è stata forse un po’ di fretta nell’immaginare che i passaggi che avrebbero potuto rendere la Coppa America più in linea con quelli che sono i parametri della comunicazione globale del terzo millennio, si sarebbero compiuti con un ampio consenso in tempi oggettivamente così brevi.

Quando si cerca di innovare, bisogna dare per scontato che si vanno modificare interessi ed assetti precostituiti: e sono in molti quelli a cui provoca un certo fastidio immaginare una Coppa America non più come gioco per miliardari, ma come competizione aperta a molti più protagonisti, provenienti da Paesi non necessariamente legati al gotha della vela mondiale. In altre parole, innovazione e democratizzazione della Coppa non sposa molto gli interessi di chi vorrebbe giocarla a tavolino, nei salotti dei grandi circoli velici.

Che la Coppa America possa tornare ad essere un grande evento globale lo dimostra ampiamente l’edizione del 2007 a Valencia: 770 milioni di telespettatori, 6.5 milioni di visitatori all’America’s Cup Harbor, e forse le regate più incerte ed appassionanti di sempre, con distacchi minimi fra i competitors. E’ certo un peccato che si sia smarrita la strada, e che l’attenzione e le risorse dei team siano state dissipate in questioni, che comunque prima o dopo andranno verso una soluzione.

[singlepic id=2528 w=204 h=300 float=left]Il percorso verso una Coppa America più in linea con quelli che i requisiti globali di un grande evento su scala internazionale dovrà riprendere attraverso la ricerca di un consenso fra tutti i team coinvolti, e non può rimanere una questione a due fra Alinghi e BMW Oracle Racing. In questo senso, c’è molto da imparare dalla UEFA, che se pure con difficoltà, è impegnata ad aggiornare il calcio livello globale per renderlo compatibile con i tempi che stiamo vivendo, ampliando il numero dei protagonisti, e entrando in nuovi mercati. Anche nella fase attuale, sono però convinto che se superiamo le emozioni legate agli eventi del momento, che hanno solo contribuito a creare delle fratture profonde fra i team schierati con Alinghi e quelli che stanno dalla parte di BMW Oracle Racing, ci siano al cuore del problema delle opportunità che dimostrano a tutti gli effetti la vitalità della Coppa America, per così dire a prescindere.

La Coppa nel suo complesso, al pari, e forse più della Formula 1 è lo sport per eccellenza dove la componente scientifica/tecnologica raggiunge i limiti dello sviluppo attuale. La quantità e la qualità delle tecnologie impiegate nei multiscafi di nuova generazione che saranno utilizzati nella sfida a due fra Alinghi e BMW Oracle Racing, rappresentano la convergenza di molti domini disciplinari fra loro originariamente distanti, che vanno dalla sensoristica elettronica, allo sviluppo di nuovi materiali, all’impiego di un massive computational power, come non è stato immaginabile fare in passato.

La Coppa America è una grande piattaforma per la convergenza fra diverse piattaforme tecnologiche, con ricadute sulle applicazioni che vedremo nella nostra vita di tutti i giorni. Noi di Green Comm Challenge stiamo lavorando con alcune delle realtà di punta nello sviluppo di sensori RFID, e di linguaggi e infrastrutture software in grado di consentire la raccolta di dati in tempo reale su molteplici parametri di performance: stiamo utilizzando una delle più avanzate piattaforme di “cloud computing” per potere elaborare quantità di dati nell’ordine di alcuni petatebyte (10 alla 15° ) che in passato avrebbero richiesto risorse dedicate come solo le grandi Università americane, od alcune grandi aziende sarebbero state in grado di avere a disposizione. Come ho già detto in passato, per la prima volta questa è una sfida “science based” e non “technology based”: la scienza, o più specificamente, le scienze di base, che riguardano lo sviluppo di nuovi materiali compositi, le nanotecnologie, e l’applicazione di sensori studiati ad hoc per specifici task applicativi, richiedono una collaborazione sempre più stretta con i centri di ricerca delle grandi Università: noi stiamo lavorando intensamente con il Computer Science LAB dell’Università della California a Los Angeles, con il Politecnico di Torino e l’Università di Pisa, e così pure stanno facendo gli altri team.

La scelta di correre la prossima edizione della Coppa America con i multiscafi ha contribuito ad imprimere un accelerazione alla ricerca, nel suo complesso: i due team Alinghi ed BMW Oracle Racing, che si incontreranno a febbraio a Ras al Khaimah, od in caso contrario, più avanti nel corso dell’anno, in un’altra location, se gli americani riusciranno a mettere in discussione la sede attuale, avranno a disposizione due straordinarie macchine del vento, le più avanzate ad avere solcato le superfici dei mari, nella storia della nostra civilizzazione.
Non c’è dubbio, che i più conservatori, i “puristi” che pontificano sul reale spirito del Deed of Gift, abbiano storto il naso, e non abbiano gradito la scelta dei multiscafi: ed in parte le loro ragioni devono essere ascoltate. Ma non ci sono dubbi che l’evoluzione tecnologica spinga il mondo verso i multiscafi.

Provo a fare un esempio: la crescita del commercio mondiale, che non ha precedenti nella storia, è stata legata sostanzialmente alla co-presenza di prezzi del petrolio relativamente bassi, e allo sviluppo della logistica internazionale basata sulla containerizzazione dei commerci, ovvero al ruolo crescente delle grandi navi di trasporto container. Se oggi possiamo avere l’i-Pod a 99 Dollari, gli schermi piatti per la televisione, a 400$, le Barbie a 19.99$, lo si deve sostanzialmente ad una favorevole congiuntura di prezzi del petrolio relativamente contenuti e dall’efficienza delle navi da trasporto dei container. Per darvi un’idea, una nave porta container commerciale trascorre oggi l’85% del proprio tempo navigando gli oceani rispetto al 55% di quindici anni fa: in questo lasso tempo, la quota dei cargo trasportati dai container è passata dal 35% al 75%. Al tempo stesso, la maggiore velocità nei trasporti ha fatto sì che le navi trasporta container oggi siano più sensibili alla fluttuazione dei prezzi del petrolio.

Ora, quando il prezzo del petrolio ha raggiunto i $ 100 al barile, i costi del carburante per una nave porta container sono arrivati a rappresentare la metà dei costi necessari per lo shipping: l’incremento del prezzo al barile da $30 a $100 ha fatto sì che il costo giornaliero del carburante sia passato da $ 9.500 a $ 32.000. Se pensate che Wal Mart negli Stati Uniti importa prodotti dalla Cina per quasi 18 miliardi di dollari, e sarebbe in un’ipotetica classifica di Paesi importatori, il 6° Paese al mondo, è chiaro che la sfida di rendere i costi della logistica meno dipendenti dal prezzo del petrolio al barile è la sfida dei prossimi anni.

[singlepic id=2539 w=300 h=204 float=left]In altre parole, non credo che possiamo tornare indietro nel tempo, rispetto all’evoluzione attuale della globalizzazione: e la soluzione sarà nello sviluppo di grandi multiscafi oceanici, in grado di trasportare container, spinti dalla forza dei venti. Molti degli sviluppi strutturali che vediamo sui multiscafi impegnati in Coppa America, sono destinati ad essere applicati allo sviluppo della logistica del trasporto dei container su scala globale: ogni giorno abbiamo evidenza che i designer che si occupano della progettazione dei multiscafi sono chiamati dai grandi gruppi presenti nello shipping internazionale a progettare navi da trasporto di nuova generazione. Lo sviluppo di questa fase della globalizzazione si riscontra anche nella querelle che vede messa in discussione la scelta di Ras Al Khaimah, negli Emirati, come prossima sede della Coppa America. Non c’è dubbio, che proprio perché di Coppa America si tratta, tutto quello che avviene al perimetro, riverbera sugli equilibri della geo-politica internazionale. La scelta di BMW Oracle Racing di mettere in discussione gli Emirati sotto il profilo della sicurezza, era qualcosa che ci dovevamo attendere, e che ancora una volta richiede un po’ di prospettiva. Non c’è dubbio che la fase attuale di confronto sul tema della proliferazione nucleare legata alla presenza d’impianti di arricchimento dell’uranio in Iran siano oggetto di attenzione da parte della comunità internazionale e dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU. Nessuno può realisticamente prevedere cosa potrebbe verificarsi fra qui e Febbraio 2010, e non è escluso che la tensione nell’area possa solo aumentare.

Detto questo, dobbiamo riconoscere che gli Emirati costituiscono uno degli snodi chiave nei processi di globalizzazione: personalmente, sono convinto che gli sforzi e gli investimenti che si registrano in quell’area del mondo che è destinata ad essere uno dei centri di punta nello sviluppo delle tecnologie legate alle energie rinnovabili, meritino attenzione e anche qualche rischio in termini di sicurezza. Credo che la scelta di portare la Coppa America negli Emirati sia coraggiosa, sia una scelta innovativa, in linea con lo spirito originale del Deed of Gift di una “friendly competition between nations”: sarebbe un peccato rinunciare a tutto questo, e darla vinta alle minacce del terrorismo internazionale. E credo che BMW-Oracle dovrebbe dare prova di coerenza, come hanno fatto gli Stati Uniti, fino ad oggi.

A questo proposito, vorrei ricordare che dopo l’11 di Settembre, Klaus Schawab decise di spostare la sede del meeting annuale del World Economic Forum da Davos a New York, per dimostrare solidarietà ad una nazione così gravemente ferita da uno degli attacchi più dolorosi del terrorismo internazionale: sarebbe bello che BMW Oracle Racing decidesse di presentarsi a febbraio, con un atto di reciprocità rispetto a quel gesto che fu così importante, per il suo significato simbolico, in passato. Tutto considerato, è interessante notare, che indipendentemente dai protagonisti, e forse a dispetto di questi, la Coppa America ancora una volta, dopo quasi 160 anni, sia al centro degli equilibri della geo-politica internazionale, ed il terreno della massima evoluzione sotto il profilo tecnologico: forse neppure l’estensore originario del Deed of Gift, custodito dal New York Yacht Club, avrebbe potuto immaginare tutto questo, ma credo che ne sarebbe personalmente in qualche misura compiaciuto”.


AMERICA’S CUP, FRANCESCO DE LEO’S TALKS ABOUT THE CURRENT SITUATION

America’s Cup – Gargnano – The current situation of the quarrel linked to the America’s Cup has prompted Francesco De Leo, CEO of the Green Comm Challenge consortium, this series of analyses and considerations.

“Many people wonder what is going to be the future of the America’s Cup, especially after two years spent in courtrooms in New York, in a contest that appears to reserve new surprises every day between Alinghi (the Defender) and BMW Oracle Racing (the Challenger of Record).

I think it is appropriate to keep the issues concerning the evolution of what is perhaps the oldest and most prestigious competition in the world in perspective, without being drawn into the controversy that has come to divide the field between those in favor of one or the other litigants

One sure point is that this time too the America’s Cup will survive the events that mark its history. In ten years we will look back to the legal skirmishes that mark this interim stage, and see that the track had been lost of what is now a challenge that sees the American team of BMW Oracle Racing dragging repeatedly the America’s Cup in the courtrooms.

In the medium term, about Alinghi and Ernesto Bertarelli we can certainly say that they entered in the America’s Cup Hall of Fame: nobody before the Swiss team was able to win the America’s Cup at the first attempt and then defend it in its following edition. I do not think that we will see so significant results in such a short time, at least for the next 10 years.I think that if Ernesto Bertarelli were to lose the America’s Cup in the halls of the Supreme Court of the State of New York, and not in the waters of Ras al Khaimah, where it should take place with the challenge of BMW Oracle Racing in February 2010, he will still emerge with his head held high, and will have the chance to regain the Cup in a later edition, aware of the non trivial fact, of having never lost the Cup in a challenge at sea.

It’s clear that the Americans will try to do everything to keep open for as long as they can the legal developments in this competition, that would deserve a very different treatment, closer to the global values of sport, than to those of a quarrel between two millionaire tycoons, who are in the top of the annual ranking of Forbes’ richest people in the world. On the other hand, after losing the Cup in San Diego against New Zealand’s Black Magic in 1995, the Americans have not been able to win it back over the past 15 years. This too must mean something: it is clear that if you are unsure of your own possibilities, you will try to find “shortcuts” in order to return in possession of a trophy which is called America’s Cup.

Having said that, after passing the current phase, the America’s Cup, will become one of the most widely followed events in the world at level of the Soccer World Cup, and Formula 1 Racing, which also had many more years, if not a few decades, to become what they are today. In other words, there was perhaps a bit of a hurry to imagine that the steps that might make the America’s Cup more in line with what are the parameters of the global communication of the third millennium would be achieved by a broad consensus as soon as objectively possible. When you try to innovate, you must assume that vested interests will be impacted, and many are those who imagine with some discomfort an America’s Cup not as a “millionaires game”, but as a competition that is open to many more players from countries not necessarily tied to the elite world of sailing. In other words, innovation and “democratization” of the Cup doesn’t meet the interests of those who would like to only play it at the dinner tables of the great sailing clubs.

That the America’s Cup can again aim to become a major global event is amply demonstrated by the 2007 edition in Valencia: 770 million of television viewers, 6.5 million visitors to the America’s Cup Harbor, and perhaps the most uncertain and exciting races ever, with minimum separations between the competitors. It is certainly a shame that we have lost the way, and that attention and resources of the teams have been directed to questions, which in any event sooner or later must find a solution.

The path to an America’s Cup that is more in line with the overall requirements of a large-scale international event will be found through the search for consensus among all the teams involved, and cannot remain an issue between Alinghi and BMW Oracle Racing only. In this sense, there is much to learn from UEFA, which, though with difficulty, has undertaken to update the global sport of soccer, to make it compatible with the times we are living, expanding the number of players, and entering new markets. Even at this stage, however, I am convinced that if we overcome the emotions linked to the events of the moment, that have only helped to create a rift between those sided with Alinghi and those sided with BMW Oracle Racing, regardless there are at the heart of problem opportunities that demonstrate the vitality of the America’s Cup.

The Cup as a whole, at the same level and perhaps even more than Formula 1 Racing is the ultimate sport where the scientific and technology components reach the limits of current development. The quantity and quality of technology used in next-generation multihulls that will be used in the challenge between Alinghi and BMW Oracle Racing represent the convergence of many originally distant domains of knowledge, ranging from electronic sensors, development of new materials, the use of massive computational power, as it was not imaginable in the past. The America’s Cup is a great platform for the convergence of different technological platforms, with spillover effects on applications that we will see in our everyday lives.

We at Green Comm Challenge are working with some of the leading companies in the development of sensors, and infrastructure that can enable the collection of real-time data on multiple performance metrics: we are using one of the most advanced platforms for cloud computing to process volumes of data in the order of several petabytes (10 to the 15 °), which in the past would have required dedicated resources available only large American Universities or enterprises.

As I said before, for the first time this is a “science based” not “technology based” challenge: science, or more specifically, the basic sciences, which concern the development of new composite materials, nanotechnology, and application of sensors designed ad hoc for specific tasks, require ever closer collaboration with the research departments of major Universities: we are working closely with the Computer Science Lab at the University of California at Los Angeles, with the Politecnico di Torino and the University of Pisa, and the other teams are doing the same.

The choice to run the next edition of the America’s Cup with multihulls has speeded up research as a whole: the two teams, Alinghi and BMW Oracle Racing, who will meet in February in Ras al Khaimah, or otherwise, later during the year, in another location, if the Americans succeed in challenging the current headquarters, will have two extraordinary wind machines, the most advanced to have sailed the seas in the history of our civilization.

There is no doubt that the most conservative, the “purists” who pontificate on the true spirit of the Deed of Gift, have turned up their noses, and have not liked the choice of multihulls: and some of their reasons must be heard. But there is no doubt that technological change pushes the world toward multihulls.

I will try to make one example: the growth of world trade, which is unprecedented in history, has been linked mainly to the co-presence of relatively low oil prices and the development of logistics based on the containerization of international trade, namely the growing role large container ships. If today we have the iPod at $99, flat panel displays for television at $400, the Barbie doll at $19.99, it is due essentially to relatively low oil prices and to the efficiency of container ships.

To give you an idea, a commercial container ship port today spends 85% of its time traveling the oceans, compared to 55% fifteen years ago, and in this time period the share of cargo transported by container increased from 35% to 75%. At the same time, the increased speed of transport has meant that ships carrying containers today are more sensitive to the fluctuation of oil prices.

Now, when the price of oil reached $ 100 a barrel, fuel costs for a container ship reached half of the costs required for transportation: the increase in the price per barrel from $30 to $100 meant that the daily cost of fuel has risen from $ 9500 to $ 32,000. If you think that Walmart in the United States imports products from China for nearly $18 billion, and would be 6th in a hypothetical ranking of importing countries in the world, it is clear that the challenge of making logistics costs less dependent on the price of oil price is the challenge of the coming years.

In other words, I do not think we can go back in time in globalization and that the solution is in developing large multihull transportation vessels, capable of carrying containers, driven by winds. Many of the structural developments of multihulls that we see in the America’s Cup, are intended to be applied to the development of the logistics of global container transportation: every day we have evidence of designers involved in multihulls called by large international transportation groups to design next generation shipping vessels.

The development of this phase of globalization is also found in the controversy that saw questioned the choice of Ras Al Khaimah, in the UAE, as the next seat of the America’s Cup.

There is no doubt that just because America’s Cup is involved, everything that happens in the perimeter, reverberates on the geopolitical balance.

The choice of BMW Oracle Racing to challenge the Emirates in terms of security, was something we had to expect, and that once again requires a little perspective.

There is no doubt that the current phase of confrontation on the issue of nuclear proliferation linked to the presence of uranium enrichment plants in Iran is the subject of attention by the international community and the UN Security Council.No one can realistically predict what could happen between here and February 2010, and it is not excluded that the tension in the area will increase.

That said, we must recognize that the Emirates are one of the key junctions in the processes of globalization: personally, I am convinced that the efforts and investments that are recorded in the area of the world that is destined to be one of our aims in the development of technologies related to renewable energy, deserve attention and some risk in terms of safety.

I think that the decision to bring the America’s Cup in the UAE is brave, and an innovative choice in line with the original spirit of the Deed of Gift for a “friendly competition between nations”. It would be a shame to give up all this, and give in to the threats of international terrorism. And I think that BMW Oracle Racing needs to show consistency, as did the United States, until now.

In this regard, I remember that after September 11, Klaus Schwab decided to move the headquarters of the annual meeting of the World Economic Forum from Davos to New York to show solidarity with a nation so seriously injured by one of the most painful attacks of international terrorism: it would be nice that BMW Oracle Racing chose to appear in February, with an act of reciprocity with respect to the gesture that was so important for its symbolic meaning in the past.

All things considered, it is interesting to note that regardless of the protagonists, and perhaps in spite of them, the America’s Cup again after nearly 160 years, is at the center of balance of international geopolitics, and the focus of increased technological evolution. Perhaps not even the drafter of the original Deed of Gift, guarded by the New York Yacht Club, could have imagined all this, but I think he would be personally pleased”.

  • Riccardo

    26 ottobre 2009 #1 Author

    Ma questi sono pazzi!

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