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Il giorno seguente la presentazione degli otto team (più uno) iscritti alla 34ma America's Cup, i quotidiani, nelle versioni cartacee e digitali, e le...

San Francisco – Il giorno seguente la presentazione degli otto team (più uno) iscritti alla 34ma America’s Cup, i quotidiani, nelle versioni cartacee e digitali, e le testate on-line specializzate dedicano abbondante spazio alla notizia, accompagnandola sovente con critiche piuttosto pungenti.

A sfruttare al meglio l’occasione offerta dal Defender, e dal suo show al solito sopra le righe, è Richard Gladwell. La nota firma di Sail-World focalizza la sua attenzione sul pedigree degli sfidanti e mette subito in chiaro che, degli iscritti “…solo due hanno già vinto la Coppa America e di questi solo uno, Emirates Team New Zealand, lo ha fatto al termine di una campagna multi challenger“. Numeri ben diversi dal passato, dato che “…dal 1987 a oggi la media dei team iscritti è oscillata tra i quattordici e i diciassette, in rappresentanza di dieci-dodici nazioni“.

Preparato il colpo, Gladwell mette subito a segno l’affondo: “I numeri annunciati a San Francisco sono ben al di sotto della media, ciò nonostante l’introduzione di una nuova classe, un catamarano di 72 piedi, e gli annunci riguardanti la riduzione dei costi. Dichiarazioni che gli sfidanti più esperti hanno smorzato, sottolineando come niente in realtà sia cambiato dalle precedenti campagne, costate ai team di punta attorno ai 100 milioni di Dollari (ndr, circa 75 milioni di Euro)”.

Dopo essersi chiesto che fine ha fatto lo sfidante australiano, scomparso con la rapidità di un batter di ciglia come previsto da David Fuller in tempi non sospetti, e notata la mancanza di un sindacato canadese, ‘annunciato’ da radio banchina, Gladwell ricorda che “…Oracle Racing è anche il Defender, ciò significa che sono solo sette i team che dovrebbero prendere parte alla Louis Vuitton Cup… Eventuali ritardatari potranno essere accettati, ma uno sfidante, per essere credibile, dovrebbe avere  i designer al lavoro già dall’ottobre-novembre dello scorso anno“.

  • Paolo

    17 giugno 2011 #1 Author

    Una America’s cup di successo é:

    Per un appassionato velista: tanti sfidanti, tanta competizione, un’organizzazione all’altezza, grande risonanza mediatica.

    Per un detentore normale: tanti sfidanti, tanta competizione, un’organizzazione all’altezza, grande risonanza mediatica.

    Per il detentore attuale: pochi sfidanti, poco competitivi, “chissenefrega” dell’organizzazione, che ne parlino come vogliono e se vogliono.

    Direi quindi che per Larry questa è decisamente una coppa di successo.

    PV

    P.S. Ma quanto è brutto il nuovo logo dell’America’s cup? Così… giusto per sottolineare l’importanza che ha in casa Oracle questo evento.

  • Gionata

    17 giugno 2011 #2 Author

    Di tutti questi ipercritici, c’è qualcuno che sa dire quale sia l’angolo migliore per un catamarano per raggiungere la boa di bolina? E per quella di poppa? Quanto può perdere un cat per una virata di troppo? Che probabilità di scuffia possa avere un team con vento sopra i 15 nodi?

    Forse prima criticare per principio, conviene che certi tuttologhi si documentino meglio. Quando avranno finito, sicuramente avranno un idea diversa.

    Perché se ne possono trovare quante se ne vuole, ma non dimentichiamoci che c’è un grande spettacolo da godersi.

    GS

  • Marco Grimaldi

    17 giugno 2011 #3 Author

    Replico a Gionata: solo con l’allegra brigata Oracle voi appassionati di cat, minoranza conclamata dell’universo velico, potevate sperare di vedere i cat in Coppa, come del resto il multiscafo era l’unica possibilità rimasta ad Oracle Racing per tentare di portarsi a casa l’America’s Cup.

    Gli ipercritici dovranno anche aggiornarsi, ma sostenere il cat, che è il mezzo meno adatto al match race stretto, dimostra una scarsa conoscenza della storia e dei principi che sono alla base della Coppa America.

    Lo spettacolo che invochi è quello fatto di virate strette, coperture, collisioni, dial up, lee-bow. In pratica tutto ciò che Coutts e i suoi ci hanno portato via.

    Marco

  • Paolo

    20 giugno 2011 #4 Author

    Per me, vela è vela, qualsiasi sia il numero degli scafi: la mia critica è alla sostanza (della competizione) e non alla forma (e numero degli scafi)

    Detto questo abbiamo tutti negli occhi “l’emozionantissima” trentatreesima AC tra multiscafi.

    PV

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