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Poche ore ancora e il Governo Monti varerà la manovra fiscale da 24 miliardi di Euro. Da un interessante articolo di Fabio Pozzo dedicato...

Torino – Poche ore ancora e il Governo Monti varerà la manovra fiscale da 24 miliardi di Euro. Navigando nel web siamo incappati in un interessante articolo di Fabio Pozzo che ci racconta come sarà il provvedimento riguardante il settore nautico, oggetto di una tassazione “alla Soru”. Un’imposta simile a quella introdotta alcuni anni fa dall’allora Governatore della Sardegna, Renato Soru, poi bocciata dalla Corte di Giustizia Europea, estesa però su scala nazionale.

Il pezzo pubblicato da La Stampa riporta la parte chiave del provvedimento: “Dal primo maggio 2012 le navi e le imbarcazioni da diporto nazionali ed estere, che stazionano in porti marittimi nazionali, navighino o siano ancorate in acque pubbliche anche se in concessione a privati – si legge – sono soggette al pagamento della tassa per ogni giorno o frazione di esso”

Roba da non credere? Leggete, leggete…

La stangata che il Governo si appresta a dare alla nautica sta prendendo le forme della tassa Soru, la cosiddetta tassa sul lusso voluta anni fa dall’ex governatore della Sardegna. Ma proprio quell’esempio dovrebbe aver insegnato che si tratta di una manovra non solo inutile, ma estremamente onerose per le casse pubbliche“.

Benché applicata anche alle ville, oltre alle barche e agli aerei privati, la tassa sul lusso introdotta in Sardegna fruttò la metà dei costi di esazione e la Regione è ancora indebitata per la restituzione delle somme dopo la pronuncia negativa della Corte di Giustizia della UE. Inoltre la tassa provocò un crollo immediato del 35% del fatturato delle aziende legate ai servizi e al turismo nautico e, anche quando fu revocata nel 2009, le lasciò fortemente indebolite ad affrontare la crisi economica. Con risultati disastrosi sul piano occupazionale di cui i sardi pagano ancora le conseguenze. Infine nel gennaio del 2010 è stata pubblicata la sentenza del novembre 2009 con la quale la suddetta tassa è stata dichiarata in contrasto con le disposizioni comunitarie e quindi nulla fin dall’origine. L’imposizione è infatti contraria alla libera circolazione sancita dal trattato di Lisbona e inoltre “…introduce una restrizione alla libera prestazione dei servizi nel mercato dei servizi nautici e aerei, che costituisce una parte rilevante del mercato europeo“.”

La tasse sulle barche arriva dal primo maggio 2012. E’ quanto prevede la bozza della manovra all’esame del Consiglio dei ministri. “Dal primo maggio 2012 le navi e le imbarcazioni da diporto nazionali ed estere, che stazionano in porti marittimi nazionali, navighino o siano ancorate in acque pubbliche anche se in concessione a privati – si legge – sono soggette al pagamento della tassa per ogni giorno o frazione di esso”.

Il pagamento è così suddiviso: 7 Euro giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 10,01 metri a 12 metri; 12 Euro giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 12,01 metri a 14 metri; 40 Euro giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 14,01 a 17 metri; 75 Euro giornalieri per le imbarcazioni da diporto di lunghezza da 17,01 a 24 metri; 150 Euro giornalieri per le navi da diporto di lunghezza da 24,01 metri.

La tassa, si legge ancora:E’ ridotta al 50% per le unità da diporto sopra indicate che si trovino in un’area di rimessaggio in secco, per i giorni di effettiva permanenza in rimessaggio. In questi casi, l’importo della riduzione è deducibile da quanto dovuto per gli anni successivi secondo le risultanze dei relativi contratti di rimessaggio, da conservare secondo i termini di legge. Gli importi non deducibili possono essere rimborsati con le modalità definite dall’Agenzia delle Entrate“.

La misura: “Non si applica alle navi ed imbarcazioni da diporto di proprietà o in uso allo Stato e ad altri enti pubblici, a quelle obbligatorie di salvataggio, nonché ai battelli di servizio, purché questi rechino l’indicazione dell’imbarcazione o della nave al cui servizio sono posti”.

Fabio Pozzo – La Stampa

[AGGIORNAMENTO, ORE 15.24 5 DICEMBRE 2011] Letto il testo della manovra economica circolato su alcuni siti come LeggiOggi.it, il provvedimento teso a reintrodurre la tassa di stazionamento appare fortunatamente meno duro del previsto, ma comunque pur sempre decisamente oneroso per i diportisti oltreché errato nel principio.

L’articolo 16 del testo è dedicato a auto di lusso, aerei e imbarcazioni:
– il comma 3 definisce le tabelle da applicare per calcolare l’importo della tassa relativa alle barche. Qualche taglio significativo rispetto ai primi dati circolati è stato fatto;
– il comma 4 stabilisce un taglio del 50% per le unità “a vela dotate di motore ausiliario”;
– il comma 5 introduce il concetto di vetustà e si individuano tre scaglioni di età – 5 anni, 10 anni, 15 anni e oltre anni – che usufruiranno di uno sconto del 15, del 30 e del 45% sull’importo da versare.

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Per scaricare il testo completo della manovra economica (art. 16 relativo alla nautica) clicca qui.

  • Beppe Zavanone

    5 dicembre 2011 #1 Author

    Considerate le differenze ENORMI tra le bozze trafugate/inventate/gonfiate dei giorni scorsi e quanto dichiarato stasera (es. aliquote IRPEF) aspetterei ad indignarmi quanto ad esultare…

    Beppe

  • Enrico Bruschini

    5 dicembre 2011 #2 Author

    Ve l’ho scritto anche su Twitter prima che pubblicaste qui: non ascoltate le voci di corridoio, Monti aveva detto chiaramente che avrebbe tirato fuori i risultati del decreto legge solo il 5, oggi (di domenica sera peraltro) si sono messi a spiegare a parole semplici agli italiani la situazione.

    Aspettiamo però i dettagli che arriveranno domani prima di fare inutile chiasso.

    Grazie.

  • Beppe Zavanone

    5 dicembre 2011 #3 Author

    …anche se una manovra così iniqua non promette niente di buono…

  • Antonio Vettese

    5 dicembre 2011 #4 Author

    E’ una questione di immagine e anche di pressione che si può esercitare. Quando ero direttore di Vela e Motore ho intervistato quasi tutti i ministri dedicati alla nautica degli ultimi venti anni, mi dicevano che non c’era voce del popolo nella nautica, la voce dei praticanti insomma. Siamo un settore che si può colpire, perchè piccolo ma di forte impatto. Goria ai suoi tempi lo aveva demolito per gli stessi motivi: per dare in pasto a quelli che colpiva veramente un motivo per rallegrarsi che anche i ricchi erano puniti. Era una politica giustificata dalla necessità di spingere, come adesso al risparmio forzoso. No alle barche, si ai titoli di Stato.

    Ma tutti noi sappiamo quanto la parola lusso e non lecita vacanza sia stata usata nella comunicazione dei prodotti nautici. E poi: lifestyle e non passione come motivazioni di vendita, apparire e non contenuti tecnici. In qualche modo, forse non tutti assieme, ma ce la siamo voluta. Mi ci metto anche io, considerato talvolta uno fuori dal coro. Ma dire lo avevo detto, non serve proprio a nulla.

    Bisogna battersi, e qualcuno sa che ci ho provato, perchè i porti turistici siano considerati “infrastrutture” che arricchiscono il territorio. Un messaggio mai davvero passato e praticato in profondità.

    Per il futuro il mondo della nautica deve fare un poco di autocritica, proprio se si pensa a colpire i posti barca. Mi riferisco a quei porti che diventano davvero “enclave per ricchi” dove l’esclusività e servizi di alta qualità vengono letti anche come isolamento dal territorio. Ma ‘ anche il territorio che deve godere dei vantaggi economici dell’uso e non solo della realizzazione di un porto.

    AV

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